Sfruttamento del solo 10 percento del nostro cervello

L’essere umano ha seguito un processo di evoluzione così come Darwin lo ha ampiamente descritto. Ormai ogni essere umano riesce a spiegarsi gran parte degli eventi che gli succedono intorno. Ma tutti noi (anche i più scettici e credenti religiosi) viviamo e moriamo senza avere risposte sulle domande più importanti. Chi siamo? Da dove veniamo? Ma, soprattutto, perché?

La teoria dello sfruttamento del solo 10 percento del nostro cervello si è diffusa tra i popoli moderni attraverso il cinema (Lucy – di Luc Besson) e la letteratura (How to Win Friends and Influence People – scritto da Dale Carnegie nel 1936) e, data la natura contraddittoria dell’uomo che tende a smentire ciò che sta per scoprire (i retaggi religiosi hanno rallentato il processo evolutivo di circa 2000 anni) i neuroscenziati si sono subito schierati contro, sostenendo che il mito sia falso e che quindi l’uomo già sfrutti il 100% del proprio cervello.

Eppure il dubbio resta: se già usiamo tutto il nostro cervello, perché scopriamo nuove tecnologie? Perché pur avendo il controllo del mondo esso ci sfugge in continuazione di mano? Perché non sappiamo nulla circa la nostra esistenza? Tuttavia le donne partoriscono, creano vita, da un semplice spermatozoo. Ma creare vita non è sempre stata una prerogativa del Creatore? Eppure la vita la crea l’essere umano da solo e da sempre. Come fa a farlo senza rendersene conto? Istinto. Quindi già c’è una parte del nostro cervello che sappiamo esistere e non controlliamo, ma subiamo: l’istinto.

Poi entra in ballo la fisica: tutte le unità di misura che ci circondano (spazio, velocità, accelerazione, massa, ecc) di fatto le abbiamo inventate noi per dare una misura alla nostra esistenza. Esistono perché noi possiamo farle esistere. Senza l’essere umano, cos’è la velocità, l’accelerazione o la massa? Pensate sempre all’albero che cade sulla collina…se nessuno fosse lì ad ascoltarlo non esisterebbe il rumore. Noi, esseri umani, definiamo il mondo che ci circonda, perché probabilmente abbiamo smesso di controllarlo. Lo codifichiamo per poterlo tramandare, perché altrimenti sarebbe troppo complesso ma, di fatto, lo abbiamo creato noi.

L’unica incontrollabile unità di misura è il tempo: lo scorrere degli eventi è inevitabile e a causa risponde sempre effetto. Per poter sopravvivere al tempo, l’essere umano ha dovuto scegliere di proseguire la propria specie e tramandare le proprie conoscenze.

La teoria dello sfruttamento del solo 10 percento del nostro cervello divide la storia dell’essere umano in due scelte: l’immortalità e la prosecuzione della specie. Noi esseri umani abbiamo scelto la seconda via, perché nella prima tutto finirebbe e non ci sarebbero codifiche da tramandare. Per poterlo fare, però, abbiamo atrofizzato (involuzione) una parte del nostro cervello, tra cui c’è l’istinto, il controllo dei sensi, il c.d. “sesto senso”, il controllo della materia e dello spazio. Immaginando di poter controllare queste sfere che sappiamo esistere (e il fatto che esistano è incontrovertibile per qualsiasi scienziato) l’essere umano arriverebbe a distruggere le certezze fisiche che si è costruito per sopravvivere al tempo e non sceglierebbe più la via della prosecuzione della specie ma l’immortalità, ovvero la simbiosi con la materia e l’energia che lo circonda.

Se questo ragionamento avesse un riscontro tangibile e non soltanto teorico, allora forse il bing bang altro non sarebbe che il momento in cui massa ed energia hanno “scelto” di fondersi creando vita, la quale per esistere, non deve venire a conoscenza della propria genesi, pena l’immortalità. Inoltre se questo fosse vero, così come lo è la teoria evoluzionistica di Darwin, allora è stato forse l’essere umano stesso a dare il via alla propria evoluzione? Forse l’essere umano esiste da sempre perché nel futuro è arrivato a controllare il 100% del suo cervello e quindi a vivere nell’unica vera unità di misura, il tempo? Forse la teoria evoluzionistica è perfetta se vista al contrario?

10 percento cervello

In ultimo, vi lasciamo con una considerazione libera da schemi (tipica di questo blog): fintanto che non sarà provato, bollato e ampiamente dimostrato, la teoria dello sfruttamento del solo 10 percento del nostro cervello sarà sempre considerata una credenza popolare, alla stregua della religione. Quella cristiana rimanda l’origine della vita ad eventi ben più assurdi e non dimostrabili: Dio che toglie una costola ad Adamo per creare la donna è ben più improbabile rispetto all’esistenza di un’area del nostro cervello che non ci fa controllare l’istinto o il metabolismo; l’arcangelo Gabriele che “feconda” Maria non è tanto più probabile e vero rispetto alla possibilità che l’essere umano avrebbe di controllare la materia e lo spazio. Alla religione e al suo Dio però crediamo fermamente, ma all’uomo no. E se fossimo noi, Dio?