Metodo Stanislavskij e teatro

Il metodo Stanislavskij è ampio e complesso, però riassumibile in semplici passi. Un attore è ciò che rappresenta e ciò che cerca di non rappresentare, e non sempre esiste un metodo che ne riassuma la complessità emotiva, certamente questo è quello che più si è spinto nei meandri della mente di chi di quest’arte ne fa una ragione di vita.

Anzitutto sottolineiamo un aspetto importante: a partire dalla rivoluzione di Stanislavskij, l’arte della recitazione occidentale ha subito profondi mutamenti, affidando all’interprete e non più all’autore il ruolo centrale dell’atto teatrale. Oggi possiamo distinguere tre stili: lo stile francese e tedesco, lo stile USA, lo stile inglese. Ma come è riuscito il grande maestro russo a cambiare così tanto la visione del teatro?

metodo StanislavskijIl metodo Stanislavskij parte da un assunto: l’essere umano è già dotato di tutte le emozioni vissute (o da vivere) che il teatro possa immaginare. Il primo obiettivo per un attore è eliminare i cliché, le imitazioni e le recitazioni meccaniche. Nel metodo Stanislavskij esiste la memoria emotiva, dove l’attore pesca un ricordo di sé che sia in linea con il personaggio e lo modula per la parte. Da qui la necessità, come accade in natura, di far rivivere la parte all’attore ogni volta che interpreta quel personaggio, come fosse sempre la prima volta. La riviviscenza, pertanto, è un altro pilastro del metodo Stanislavskij.

Un esempio lo possiamo dare citando Shakespeare: Ofelia, personaggio femminile di Amleto, è una giovane ragazza innamorata di Amleto che impazzisce fino suicidarsi cantando lodi ai fiori e alla bellezza, mentre annega nella sua solitudine. La domanda su come interpretare, che si pone una qualsiasi attrice in procinto di studiare la personalità di Ofelia, trova risposta nel metodo Stanislavskij: non chiederti cosa farebbe Ofelia, non imitare Ofelia, sii Ofelia.

Come si fa ad essere qualcosa che non si è? metodo Stanislavskij significa allenamento: cerco di comprendere Ofelia, costruendo i suoi ricordi, soprattutto quelli non scritti; cerco di pensare come lei, soprattutto nel sottotesto delle battute; cerco di muovermi come lei, nello spazio e nel tempo; cerco lei ogni volta che sto per addormentarmi, la costruisco giorno dopo giorno affianco a me, la riempio di memoria emotiva, di gesti, di usi, di timori, di voglie, di gioie, di comportamenti tipici della sua personalità. La farò vivere dentro di me, solo così sarò lei, quando il pubblico me lo chiederà. E ogni volta che lo vorrà, Ofelia, vivrà dentro di me, come fosse la prima volta.